domenica, 24 dicembre 2006, ore 09:27

Re82
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lunedì, 11 dicembre 2006, ore 13:17

Estoy tan enamorao, de la negra Tomasa
Que cuando se va de casa
Que triste me pongo
Estoy enamorao, de la negra Tomasa
Que triste me pongo

Ay, ay, ay,
Esa negra linda
Que me hechó bilongo
Esa negra linda, (relinda)
Que me hechó bilongo

Na' ma' que me gusta la comi'a
Que me cocina
Na' ma' que me gusta la café
Que ella me cuela
Na' ma' que me gusta la comi'a
Que me cocina
Na' ma' que me gusta la café
Que ella me cuela

Ay, ay, ay
Esa negra linda, (relinda)
Que me hechó bilongo, (bilongo)
Esa negra linda, (relinda)
Que me hechó bilongo

Estoy tan enamorao de la negra Tomasa
Que cuando se va de casa
Que triste me pongo
Estoy tan enamorao de la negra Tomasa
Que cuando se va de casa
Que triste me pongo

Ay, ay, ay,
Esa negra linda, (relinda)
Que me hechó bilongo, (bilongo)
Esa negra linda, (relinda)
Que me hechó bilongo 

Coro:

Quiquiribú mandinga
Quiquiribú mandinga

Allá en La Habana, tasajo
Y allá en Oriente, mabinga
Yo conocí a un cocinero
Que cocinaba mabinga
Y machacaba los ajos
Con la cabeza' el mortero
Como bailaba Tomasa
En el barrio de La Timba* 
Quiquiribú mandinga.

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Bilongo s. m. 'maleficio, stregoneria, incantesimo'. Nel Glosario de afronegrismos Ortiz sostiene che si tratta di una voce di probabile origine lucumí che deriverebbe dalla corruzione del termine birongo che viene utilizzato nelle pratiche esoteriche afrocubane per indicare l'essenza della stregoneria, lo spirito o il potere soprannaturale. Inoltre, come spiega Ortiz, la parola lucumí (o yoruba) birongo è composta dalle voci bi ('causa di sofferenza'), iroñ (persona malata, triste, disgustata) go (occultare, nascondere), per cui significherebbe letteralmente 'causa occulta di sofferenza per una persona ammalata o triste'. La voce bilongo è attestata in RAE come cubanismo.

Mabinga s. f. 'carne essicata' (sp. 'tasajo'). Mabinga è il termine utilizzato nella parte orientale di Cuba per indicare il tasajo ('pezzo di carne che viene fatto essicare sotto sale'). La voce mabinga non è attestata in RAE; Ortiz la inserisce nel suo Glosario de Afronegrismos poichè di probabile origine bantú e ne individua varie accezioni tra cui quella di tasajo. Tutte però hanno una connotazione negativa in quanto in lingua bantú la radice vi, quasi sempre agglutinata al prefisso ma significa precisamente 'escremento'.

Quiquiribú mandinga inter. 'esclamazione utilizzata per indicare la morte o la fine di qualcosa o qualcuno'. Si utilizza anche solo quiquiribú. Nel Glosario de afronegrismos Ortiz ipotizza una probabile derivazione da voci mandinghe (il mandingo è una lingua della famiglia mande parlata dagli appartenenti all'etnia africana dei Mandingo) come  kickatavú che significa 'morto, ucciso' ed era una parola molto utilizzata dai negrieri per farsi capire dagli schiavi africani agli inizi del XVIII secolo, oppure kerebú, una voce che fa parte di vocaboli che hanno a che fare con il fucile e i suoi accessori e derivata probabilmente da kele 'guerra'. Il quiquiribú mandinga dei creoli  alludeva quindi all'inizio al fucile e al fucilamento, per poi estendere il suo significato anche a 'morte'. La voce quiquiribú è dunque un sicuro africanismo di origine mandinga e non è attestata in RAE.

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Note:

La guaracha La Negra Tomasa o Bilongo fu composta da Guillermo Fife Rodríguez, compositore e chitarrista cubano.

- * La Timba è uno dei quartieri marginali dell'Avana situato di fronte al Teatro Nazionale (per saperne di più: Barrios marginales de La Habana).

Re82
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categoria : cubanismos en musica
martedì, 05 dicembre 2006, ore 13:51

Ieri, 4 dicembre  a Cuba si festeggiava Santa Barbara, patrona dei marinai, che nella tradizione santera afrocubana è sincretizzata in Changó, divinità Yoruba della guerra, del ballo e dei tamburi e simbolo di virilità.

"Dio del fuoco, del fulmine, del tuono, della guerra, del ballo, della musica e della bellezza virile. È il re dei tamburi; a lui appartengono i Batà. La parola Changò vuol dire problema. Lui, infatti, rappresenta il maggior numero di virtù e di imperfezioni umane: lavoratore, coraggioso, buon amico, divinatore, curatore, ma anche bugiardo, donnaiolo, attaccabrighe, millantatore e giocatore. Per il suo concetto così ampio della vita e dell' allegria, si dice che faccia paura ai morti. Di sicuro non vuole conoscere la sofferenza e la pena. I suoi oggetti sono di tipo bellicoso: ascia a uno e a due fili, machete, lancia, daga, una freccia. Gli piacciono le donne e perciò ha innumerevoli amanti, oltre alle mogli ufficiali: Oyá, Obba Yurú e Ochún. Quando inizia a ballare, comincia a dare dei colpi con la testa, simili a quelli del montone, verso i tamburi; apre gli occhi a dismisura e mostra la lingua; agita in alto la sua ascia e si tocca i testicoli. Poi inizia la danza vera e propria con salti, contorsioni e figure stravaganti. Il suo ballo è guerriero ed erotico con accentuati movimenti della fascia pelvica. Come divinità del fuoco, protegge dalle bruciature e dagli incendi. Ha una collana a grani bianchi e rossi alternati. Il rosso è simbolo di amore e di sangue. Si sincretizza con Santa Barbara. La sua festa è il 4 dicembre. Grandi sono i festeggiamenti all'Avana in questa occasione".

Tratto da "Los dioses Yoruba" di René Milí Garzón. L'immagine raffigura un quadro di Susan Matthews, "Barroso dances Changó" , acrilico su tela.

"Canto a Changó"  - Yoruba Andabo

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Re82
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